Archivio

Tutti i laboratori ineriti in questa sezione – tranne quelli contrassegnati con la dicitura “IN ESCLUSIVA” –  sono disponibili per gruppi di minimo 10 persone che ne facciano richiesta (info: laura.manione@gmail.com).


FOTOGRAFIA IN FORMA DI HAIKU
a cura di Laura Manione e Oscar Luparia

 

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Fotografia in forma di haiku è un workshop rivolto a un pubblico eterogeneo interessato a riflettere sulla possibilità di tradurre o interpretare la sensibilità haiku con l’immagine fotografica. Le lezioni, articolate in due giorni (vedi “Programma”), prevedono sessioni teorico-pratiche finalizzate alla progettazione/esecuzione di fotografie che richiamino, nella composizione e nei contenuti, le intense liriche di origine giapponese.
La storia della fotografia offre diversi esempi di autori, anche occidentali, che hanno prodotto o – meglio – composto fotografie in forma di haiku. Autori e opere che saranno esaminati attraverso un breve percorso teorico supportato da proiezioni.
Oltre all’aspetto squisitamente fotografico, grazie all’intervento di Oscar Luparia, haijin riconosciuto a livello internazionale, saranno introdotti alcuni punti nodali della scrittura di haiku, rileggendoli in chiave espressivo-fotografica: obiettivo del workshop non sarà quindi l’illustrazione di uno haiku, ma la sua realizzazione per immagini.
Non solo: ”i diversi modi non convenzionali di occupare con un haiku lo spazio fisico della pagina del libro su cui sono stampati” (Manifesto Haiku di Cascina Macondo, punto 19), saranno poi indagati come eventuali soluzioni espositive di lavori in cui l’immagine sostituisce la parola.
La parte pratica, prevede invece esercitazioni di osservazione del paesaggio, di produzione fotografica e di scrittura/lettura fotografica.


ERBARIO INTIMO

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Ci sono fiori e piante che hanno un’importanza particolare per ciascuno di noi.  Spesso ne conserviamo esemplari essicati, creando nel tempo una sorta di collezione domestica e sentimentale, custodita da libri, buste o cassetti.
Perché allora non pensare anche alla costruzione di un erbario fotografico, in cui la simbologia privata si mescoli con gli straordinari esempi forniti dall’iconografia scientifica e artistica?
Perché non trasformare comuni frammenti di natura in immagini colme di significato, immagini in grado di svelare con grazia l’esistenza di una dimensione segreta nella nostra storia personale?
Nel corso di due giorni, questo stage-laboratorio inviterà i partecipanti a trasformare la loro idea di erbario in un progetto fotografico intimo, strutturato e coerente.
La parte teorica consiste in una proiezione che introduce la botanica quale campo di indagine nella Storia dell’Arte e della Fotografia. Si partirà con esempi tratti, fra i tanti, da tempere di Jacopo Ligozzi o da dipinti a olio di scuola italiana e fiamminga, fra cui Mario Nuzzi detto Mario de’ Fiori o Jan Brueghel Vecchio e Jan Brueghel Giovane, in cui si tratterà la nascita del genere della natura morta, per procedere poi alla descrizione dell’importanza della pittura floreale cultura occidentale dopo la scoperta dell’America, fino ad accennare alle mode quali il “tulipanismo” olandese o alla nascita delle scuole ottocentesche di Vienna e Lione.
Individuati, quindi, i tre grandi filoni di ricerca artistica legati al mondo di fiori e piante, ovvero il filone scientifico, decorativo e simbolico, la proiezione darà ampio spazio alla fotografia, dai primi esperimenti di Talbot, fino al pittorialismo, al modernismo e agli autori contemporanei che guardano alla botanica come campo di indagine. Per citare alcuni esempi, saranno mostrati lavori di Karl Blossfeldt, Imogen Cunningham, Edward Weston, Josef Sudek, Minor White, Irving Penn, Robert Mapplethorpe, Joan Fontcuberta, Thomas Struth. Urs Lüthi. La visione delle immagini permetterà una discussione approfondita sulle potenzialità della fotografia come mezzo di espressione.
Nella parte pratica saranno proposte esercitazioni in esterno, sulla base dei concetti trasmessi durante la proiezione ed estrapolati da argomenti sondati da scrittori e studiosi di botanica.
Al termine delle riprese, si affronteranno questioni relative alla valutazione e all’organizzazione degli scatti realizzati.
Il laboratorio è indirizzato ad adulti che usino la fotografia come mezzo espressivo o a persone interessate alla cultura fotografica e alle arti visive.
Non sono richieste particolari attrezzature e – soprattutto – non sono ammesse attrezzature invasive del luogo ospitante. Potranno essere utilizzate fotocamere reflex, compatte o semplici smarphone dotati di fotocamera.


WALKshop fotografici DIARI DI VIAGGIO
un progetto didattico di Ottavia Castellina e Laura Manione

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Diari di viaggio è un progetto didattico mirato a conoscere e praticare la fotografia in maniera non accademica, apprendendo e lavorando direttamente sul territorio.
Dopo aver individuato un itinerario in grado di offrire spunti interessanti, sia visivamente che concettualmente, lo si percorrerà a piedi con i tempi e le soste propedeutiche a tradurre in immagini un’esperienza realmente immersiva.
Durante l’escursione, saranno effettuate tappe di approfondimento teorico e pratico pensate per suggerire alcune modalità di interpretazione del luogo. L’analisi di esempi tratti dalla storia della fotografia e l’esecuzione di brevi esercizi permetteranno ai partecipanti di approcciare fotograficamente questi micro-viaggi in maniera più consapevole.


CITTÀ A CARATTERI MOBILI

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Così come la stampa a caratteri mobili rivoluzionò la stampa internazionale, anche la fotografia produsse un cambiamento epocale nella produzione e nella diffusione delle immagini.
Questo workshop proporrà un percorso di rilettura fotografica della città, supportato anche da una metodologia didattica che possa facilitarne l’approccio.
Lo spazio urbano, dallo spazio interno della propria abitazione fino agli spazi aperti e comuni, sarà al centro di un percorso che toccherà elementi fondamentali del linguaggio fotografico, quali lo storytelling, l’individuazione del punto di vista, la composizione e l’editing,
Il workshop sarà introdotto da una parte teorica dedicata al rapporto tra fotografia e città con esempi tratti dalla storia della fotografia e dalla fotografia contemporanea.
Durante la parte pratica, sarà assegnata un’esercitazione che permetterà agli iscritti di sperimentare un avvicinamento personale e inusuale al racconto per immagini della propria città.
Al termine delle riprese, si svolgerà l’editing collettivo degli scatti realizzati.


DENTRO/FUORI SPAZIO. TEMPO .MARGINE (IN ESCLUSIVA)
Milano, Glenda Cinquegrana Art Consulting / The Art Incubator

per sito dfdentro/fuori (spazio . tempo . margine)
Percorso didattico strutturato in tre workshop pensati, singolarmente o nel loro complesso, per approfondire alcuni concetti legati all’atto fotografico.
Il denominatore comune degli incontri è dentro/fuori, un binomio che acquista un importante peso specifico in fotografia.
Questo percorso prevede l’abbinamento del principio dentro/fuori alle nozioni di spazio, tempo e margine. Nozioni affascinanti che acquistano significati differenti a seconda del contesto in cui sono utilizzate e dei termini che, di volta in volta, le caratterizzano.

 

L’IDEA PRENDE FORMA: IL PORTFOLIO

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Il portfolio, ovvero una raccolta coerente e credibile delle immagini che costituiscono un lavoro o riassumono un percorso professionale di un fotografo, non è un accessorio. È ciò che rappresenta e descrive l’idea che un autore ha della fotografia. Per tale motivo, al pari della fotocamera, è uno strumento indispensabile. Occorre quindi capire quando è il caso di dotarsene, come strutturarlo, dove e in quale maniera presentarlo.
Questo workshop darà la possibilità ai partecipanti di focalizzare alcuni passaggi fondamentali nella costruzione del portfolio fotografico. Dopo una prima parte teorica supportata da esempi e proiezioni, si procederà all’analisi dei lavori presentati dagli iscritti.
La presentazione del portfolio è consigliata ma facoltativa, coloro che non ne posseggono ancora uno, potranno assistere alla lettura degli lavori, interagendo con la docente e gli altri partecipanti.

MEDUSA. LA FOTOGRAFIA TRA RIFLESSO E PIETRIFICAZIONE

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La fotografia è più affine alla pittura o alla scultura? La bidimensionalità di una fotografia sovente trae in inganno. L’inquadratura non è l’equivalente di una tela bianca. Un buon fotografo procede per estrazione e si confronta con la resa dei volumi. Questo workshop si propone di portare i partecipanti a “guardare negli occhi Medusa” – figura mitologica a cui spesso la fotografia è ricondotta – e a riflettere su aspetti che riguardano il proprio modo di intendere e fare fotografia. Il lavoro sarà finalizzato alla definizione di un progetto personale sul tema e/o da un portfolio di immagini da realizzare individualmente nella seconda giornata del workshop


LA FOTOGRAFIA TRA EFFIMERO ED ETERNO

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Nel perimetro di un’inquadratura, la fotografia trattiene frammenti di presente sottratti al naturale flusso temporale e li consegna, riproducibili ma irripetibili, a un tempo differente, sospeso, illusoriamente eterno.
Il binomio “effimero/eterno”  –  a cui, fra l’altro, è dedicato il Progetto nazionale Fiaf 2019 –   è quindi una coppia di valori imprescindibili dalla fotografia.
Per un fotografo mosso da intenzioni seriamente autoriali, è di fondamentale importanza comprendere cosa rappresentino, a livello personale, i concetti di effimero ed eterno e – di conseguenza – cosa significhi applicare su di essi una visione autentica e non stereotipata.
Inoltre, nel momento in cui egli si accinge a lavorare su uno solo o sulla combinazione dei due elementi, è altrettanto indispensabile venire a conoscenza degli esempi più rilevanti offerti dalla storia della fotografia e dalla fotografia contemporanea, per potervi eventualmente attingere senza cadere nella “maniera”.
Il workshop La fotografia tra l’effimero e l’eterno si propone di fornire a ciascun partecipante gli strumenti necessari a valutare e direzionare la propria urgenza espressiva, a prendere consapevolezza della cultura fotografica che lo ha preceduto e nella quale è inserito e a mantenere un tema tanto complesso entro i parametri di una fotografia credibile e coerente.


MEDIUM EVO

Vercelli, Letterature Urbane 5.0, 27 e 28 ottobre 2018

docente: Laura Manione

Locandina Medium evo

Cosa accade quando si vuole raccontare il Medioevo con la fotografia, ovvero con un mezzo estraneo al periodo stesso poiché messo a punto solo diversi secoli dopo? Quanto la letteratura e il cinema, da Bergman e Pasolini al fantasy e neo-gothic, le contaminazioni musicali, la grafica dei videogiochi ambientati in quell’epoca hanno contagiato e arricchito il nostro immaginario? Ma – soprattutto – come possiamo penetrare quel mondo con creatività, trasformando una buona intuizione in un progetto fotografico credibile e non stereotipato?
Questi sono gli interrogativi a cui si ispira “Medium Evo”, un laboratorio pensato per tutti coloro che sono interessati ad avviare una ricerca fotografica inusuale, addentrandosi in un territorio denso di fascino e stratificazioni culturali.
Attraverso momenti teorici, esercitazioni pratiche, escursioni e sessioni di ripresa in luoghi che conservano tracce medievali, i partecipanti acquisiranno un atteggiamento aperto, capace di assorbire criticamente gli esempi offerti dalla storia della fotografia e di rielaborare gli stimoli provenienti da linguaggi o forme di espressione differenti.
Ogni iscritto sarà seguito individualmente e invitato a intraprendere un percorso che lo condurrà a trasferire la sua personale interpretazione del Medioevo in un lavoro fotografico credibile e coerente.


PAESAGGI SENSIBILI

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La sensibilità è la facoltà che ci permette di percepire gli stimoli esterni.
Sensibilità è anche un termine legato alla fotografia: sono sensibili le pellicole o i sensori
digitali. Persino il paesaggio, nel dizionario della lingua italiana, è definito “complesso di tutte le fattezze sensibili di una località”.
Sensibilità: intorno a un unico concetto – e nel breve istante dello scatto – paesaggio, fotografi e fotografia si rincorrono e si incontrano. È focalizzandosi su questo rapporto, su questo sistema di scambio reciproco, che si può costruire un buon progetto fotografico.
Se avremo sensi disposti a farsi coinvolgere dal paesaggio, a vivere con esso un’esperienza totale, realizzeremo immagini che saranno manifestazione autentica di noi stessi e del legame intimo e irripetibile instaurato con quel luogo. La nostra vista si trasformerà in sguardo e lo sguardo sarà quello dell’esploratore, guidato dal piacere intellettuale della scoperta e dal sentimento primordiale di meraviglia.
Questo workshop, pensato per un pubblico interessato alle potenzialità espressive della fotografia, si articolerà nell’arco di un fine settimana.
In una prima fase, saranno proposte riflessioni sulla fotografia di paesaggio e territorio, attraverso l’analisi lavori particolarmente indicativi e il confronto tra la visione fotografica
occidentale e quella orientale.
La seconda parte, invece, sarà dedicata alle riprese e si svolgerà all’aperto, durante un’escursione.


RITRATTI IN VIAGGIO. LA FOTOGRAFIA COME LUOGO D’INCONTRO

Docenti: Laura Manione e Ottavia Castellina

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Un workshop pensato per quei fotografi viaggiatori desiderosi di approdare a una fotografia più consapevole, instaurando un rapporto personale con i soggetti che intendono ritrarre.
Durante la parte teorica supportata da esempi tratti dalla storia della fotografia, saranno approfondite le figure del fotografo viaggiatore e del fotografo ambulante. In un percorso propedeutico alla parte pratica, dalle esperienze dei pionieri si passerà alla grande stagione del reportage e si arriverà infine ai lavori realizzati nell’ambito della fotografia contemporanea.
Nella sezione pratica ci si soffermerà sull’esperienza diretta del fotografo in viaggio, analizzandone l’approccio rispetto ai soggetti e all’ambientazione e percorrendo le diverse fasi di sviluppo di un progetto/serie fotografica.
Attraverso la condivisione dell’esperienza del fotografo e un’esercitazione pratica, i partecipanti avranno modo di mettere a frutto quanto appreso nella sezione teorica e confrontarsi direttamente con la produzione di una serie di ritratti ambientati all’interno della città di Torino.
L’esercitazione sarà seguita da una sessione di editing e discussione del lavoro dei partecipanti.
Questo workshop è stato organizzato in occasione della mostra Màn Việt Nam Street Heroines. Fotografie di Ottavia Castellina, allestita al MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino dal 13 giugno al 2 settembre 2018.

 

RELIQUIE PROFANE

Documento-1-Pagina001 - CopiaDal primo dente caduto alla prima ciocca di capelli e agli oggetti feticcio da cui non sappiamo separarci: nelle nostre case vi sono materiali che, per carica simbolica, assumono la valenza di reliquie. La fotografia, in qualità di traccia, spesso si trasforma in un “avanzo mitologico” del nostro vissuto. Scriveva Guido Piovene: «Con la fotografia si è dunque diffuso nel mondo il regno del quotidiano, che è la nostra vera ricchezza. Grazie ad essa possiamo vivere in compagnia non solamente di noi stessi presenti, ma di tutto il nostro passato». Questo workshop, pensato per un pubblico interessato alle potenzialità espressive della fotografia, si articolerà nell’arco di un fine settimana. La prima parte sarà costituita da una parte teorica incentrata sulla proiezione e sull’analisi dei lavori di autori che hanno condotto significative ricerche sull’argomento. Durante la seconda fase saranno proposte esercitazioni che permetteranno ai partecipanti di tradurre in forma di progetto  i concetti espressi durante la lezione frontale.


 

PASSEGGIARE CON LO SGUARDO

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Oziando, il pensiero si attarda nel ragionamento, la fantasia riconquista spazio. Lo sguardo non sfiora distrattamente la realtà: vi si sofferma, cede alle suggestioni, attiva, come scriveva Breton “quel meccanismo dell’occhio che permette di passare dal potere visivo al potere visionario”. La fotografia è un mezzo privilegiato per l’ozioso. Fotografia distensiva, sperimentata nel quotidiano con l’atteggiamento del flâneur che, ai grandi spostamenti, preferisce il passeggio intellettuale.  La figura del flâneur sarà presentata a partire dalle origini, per arrivare alle sue forme più contemporanee, quali la cyberflânerie. Con quali forme e quale atteggiamento è possibile, oggi, essere credibili e consapevoli foto flâneur?
Durante il laboratorio si analizzerà l flâneur attraverso la saggistica, da Baudelaire, Wendell Holmes e Benjamin a Fiorentino e Nuvolati; attraverso la letteratura, da Hessel e Walser a Perec e Auster; ma- soprattutto – attraverso la fotografia, da Atget e Brassaï fino a Branzi, Wojnarowicz e Karver.


 

 

 

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