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	<title>lauramanione.it &#187; testi</title>
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	<description>progetti di cultura fotografica</description>
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		<title>La sua famiglia</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2019 15:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[laura.manione@gmail.com]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[fotografia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono passati molti mesi, quasi dodici, dall’ultimo articolo pubblicato sul mio blog. Diversi lavori di curatela mi hanno tenuta lontana da questo spazio, assorbendo tempo e scrittura. Per quanto mi riguarda, scrivere per altri non è differente dallo scrivere per sé –  il corsivo è d’obbligo: trattandosi di un blog non è certo solo per &#8230; <a href="https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/2019/02/20/la-sua-famiglia/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">La sua famiglia</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati molti mesi, quasi dodici, dall’ultimo articolo pubblicato sul mio blog.<br />
Diversi lavori di curatela mi hanno tenuta lontana da questo spazio, assorbendo tempo e scrittura.<br />
Per quanto mi riguarda, scrivere per altri non è differente dallo scrivere <em>per sé</em> –  il corsivo è d’obbligo: trattandosi di un blog non è certo solo per sé che si scrive – ed è quindi da ciò che ho “prodotto” per una delle esposizioni da me curate che desidero ripartire.<br />
Senza aggiungere altro, vi ripropongo, nella sua interezza, il testo che ha corredato <em>La mia famiglia</em> di Efrem Raimondi, mostra (con catalogo) allestita allo spazio BDC28 di Parma dal 9 al 25 novembre 2018, in occasione del Colorno Photo Life festival.</p>
<figure id="attachment_1082" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/1_er_Mia_madre_1997_stmp1.jpg"><img class="wp-image-1082" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/1_er_Mia_madre_1997_stmp1.jpg" alt="Rosetta Premazzi Raimondi, mia madre. Legnano, 25 dicembre 1997." width="604" height="784" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Efrem Raimondi, Mia madre, 1997</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">LA <em>SUA</em> FAMIGLIA</p>
<p style="text-align: right;"><em>Mio fratello è figlio unico […]</em><br />
<em>perché è convinto che anche chi non legge Freud </em><br />
<em>può vivere cent’anni.</em><br />
Rino Gaetano</p>
<p style="text-align: left;">D’impatto, senza giri di parole: <em>La mia famiglia</em> è un azzardo. Lo è tanto per Efrem Raimondi, che ha deciso di farne una mostra e un catalogo, quanto per me che l’ho curata e ne scrivo.<br />
La ragione che giustifica un <em>incipit</em> così perentorio è piuttosto evidente: <em>La mia famiglia</em> non trova collocazione nel panorama fotografico attuale. Non è frutto di un censimento parentale condotto seguendo i criteri della fotografia documentaria o concettuale e neppure il canovaccio visivo di un tormentato racconto intimista.<br />
In buona sostanza, non è contemporanea. È moderna. Di una modernità rapportabile al periodo in cui l’artista, pittore o fotografo che fosse, equiparava l’autoritratto o il ritratto familiare al resto della sua produzione e lo affrontava non per celebrare la propria esistenza all’interno di una vicenda genealogica, ma per verificare la propria esperienza in seno a un determinato linguaggio espressivo.<br />
Mosso dalla stessa urgenza, Efrem Raimondi ha recuperato le immagini scattate negli anni a se stesso e ai suoi affetti più cari, le ha organizzate in un <em>corpus</em> compiuto e, dopo averle trasferite e contemplate su un registro squisitamente fotografico, è tornato a domandarsi e a domandare se, al di là dei soggetti e del conseguente coinvolgimento sentimentale, «la fotografia ritenga di poter essere effettivamente la fotografia» (Paolo Fossati, 1998).<br />
Al netto di qualsiasi dazio imposto dalla contemporaneità e di qualsivoglia peloso (pre)giudizio ispirato alla sacralità della famiglia, per comprendere appieno la mostra, dovremo quindi accettare che l’autore abbia: rifiutato ogni forma di progettualità; sostituito l’idea di serie o sequenza con quella di raccolta eterogenea; visto, laddove altri vedrebbero un ricordo da preservare, un’opera da esporre al pubblico e immettere sul mercato.<br />
Sull’ultimo punto in elenco, a mio avviso cruciale, conviene soffermarsi: non solo queste fotografie hanno un prezzo, ma parte di esse sono già state acquistate e inglobate in una collezione.<br />
Tuttavia, ed è qui che si va a sciogliere un resistente nodo culturale, alla vendita materiale non corrisponde alcuna svendita morale.<br />
Il nostro potere d’acquisto e – mi ci metto in mezzo – la nostra capacità analitica hanno effetto e si esauriscono, infatti, nel mero spazio di rappresentazione, ossia entro e non oltre il perimetro di ciascuna fotografia. È Raimondi in prima persona a ricordarcelo, a partire dal titolo, con l’utilizzo di un aggettivo possessivo che non lascia margine alla trattativa: la famiglia è<em> sua</em>. Ne ha inquadrato i componenti – umani, gatti e una pianta d’appartamento – premurandosi però di blindare “fuori campo” le motivazioni profonde e ineffabili che, di volta in volta, lo hanno portato ad aprire l’otturatore.<br />
Fatta eccezione per l’unica fotografia non in commercio posta, al pari di una citazione in esergo, in apertura di mostra (Efrem bambino, il padre che lo aiuta a reggere una fotocamera) e per l’autoritratto sistemato specularmente in chiusura di percorso espositivo (Efrem fotografo ormai adulto, la sua compagna che legge), nessun’altra opera contiene e mette in relazione elementi dal potenziale evocativo o narrativo.<br />
<em>La mia famiglia</em> procede per immagini iconiche, autosufficienti e perciò esclusive.<br />
Non svela, esiste.<br />
Il resto, per noi, è storia ignota.</p>
<figure id="attachment_1076" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/2_er_Mio_padre_1995.jpg"><img class="wp-image-1076" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/2_er_Mio_padre_1995.jpg" alt="LEGNANO, OCTOBER 1995. NOTE STAMPA: 39/50 CM" width="604" height="775" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Efrem Raimondi, Mio padre, 1995</figcaption></figure>
<figure id="attachment_1078" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/7_er_Autoritratto_1986.jpg"><img class="wp-image-1078" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/7_er_Autoritratto_1986.jpg" alt="LEGNANO, AUGUST 1986. 1/9 - 40/50 cm." width="604" height="755" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Efrem Raimondi, Autoritratto, 1986</figcaption></figure>
<figure id="attachment_1077" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/5_er_Laura_2014.jpg"><img class="wp-image-1077" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/5_er_Laura_2014.jpg" alt="Efrem Raimondi iPhonephotography." width="604" height="453" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Efrem Raimondi, Laura, 2014</figcaption></figure>
<figure id="attachment_1079" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/3_er_Mia-zia_ecc_2015.jpg"><img class="wp-image-1079" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/3_er_Mia-zia_ecc_2015.jpg" alt="Efrem Raimondi iPhonephotography. Legnano, 20 settembre 2015" width="604" height="805" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Efrem Raimondi, Mia zia. L&#8217;ultima fotografia, 2015</figcaption></figure>
<figure id="attachment_1080" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/4_er_Strip_2013.jpg"><img class="wp-image-1080" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/4_er_Strip_2013.jpg" alt="STRIP" width="604" height="453" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Efrem Raimondi, Strip, 2013</figcaption></figure>
<figure id="attachment_1081" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/6_Ficus_1988.jpg"><img class="wp-image-1081" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2019/02/6_Ficus_1988.jpg" alt="6_Ficus_1988" width="604" height="604" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Efrem Raimondi, Ficus, 1998</figcaption></figure>
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		<title>Caro amico, lo scrivo</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2016 16:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[laura.manione@gmail.com]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_541" style="width: 620px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2016/10/Robert-Doisneau-L’informazione-scolastica-Parigi-1956..jpg"><img class="size-full wp-image-541" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2016/10/Robert-Doisneau-L’informazione-scolastica-Parigi-1956..jpg" alt="Robert Doisneau, &quot;L’informazione scolastica&quot;, Parigi 1956. © Atelier Robert Doisneau " width="620" height="478" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Robert Doisneau, &#8220;L’informazione scolastica&#8221;, Parigi 1956.<br />© Atelier Robert Doisneau</figcaption></figure>
<p>Caro amico (fotografo, autore, artista, scegli tu),<br />
se sei un mio amico &#8211; o amica, s’intende &#8211; e vuoi un mio testo a corredo delle tue immagini, sappi che io scriverò di conoscerti.<br />
Non giocherò il ruolo dell’esperta distaccata, che finge di trovarsi dinnanzi a un lavoro capitatole sotto gli occhi per caso. Forse, a trent’anni, sentirsi sopra le parti può perfino lusingare. Ma quando si raggiunge un’auspicata maturità, non più.<br />
Ti chiamerò per nome e cognome, forse in alcuni casi ometterò il cognome e racconterò di noi. Delle nostre conversazioni sulla fotografia, di alcuni lati del tuo carattere che riconosco nelle tue immagini, forse anche degli aspetti intorno a cui le nostre concezioni divergono.<br />
Non sacrificherò professionalità e competenza a un tono confidenziale, sia chiaro, non oltrepasserò mai il limite della discrezione, sia altrettanto chiaro, ma neppure sacrificherò un rapporto personale a qualche migliaio di battute.<br />
Perché, sai, amico/a, è da troppo tempo che leggo testi che mi lasciano perplessa, testi ove la conoscenza fra i soggetti, anche se conclamata, viene regolarmente omessa. E mi chiedo che senso abbia, a chi la si voglia “dare a bere”. Non vale forse di più lo scritto di chi sa chi siamo, di chi ci stima e ci accetta per ciò che siamo? Di chi conferma che una fotografia coincide davvero con chi l’ha prodotta?<br />
Cosa nasconde il bisogno di dichiararsi estranei? Qual è il valore aggiunto di una menzogna?<br />
Ecco, ti ho avvisato, lo sai e puoi scegliere. Io questo posso darti. Giocavo alle “signore” quando avevo otto anni, dando del “lei” all’amichetta del cuore. Ora cerco di svolgere onestamente un mestiere che comporta lo sforzo di capire chi mi sta di fronte, di andare a fondo prima di esprimermi.<br />
Non vale per tutti, certo, alcuni autori sono morti e non possono parlare, altri non vogliono aggiungere nulla a ciò che scattano ed esigono legittimamente un’analisi asettica, escludendo ogni contatto umano. Il mio lavoro contempla anche loro.<br />
Ma se sei mio amico/a, cambia tutto. E io lo scrivo.</p>
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