<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>lauramanione.it &#187; tecnologia</title>
	<atom:link href="https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/erbariointimo,fotografia,fotografiaconcettuale,/tecnologia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2</link>
	<description>progetti di cultura fotografica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 04 Apr 2024 14:49:20 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.27</generator>
	<item>
		<title>E lucean le stelle</title>
		<link>https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/2017/03/02/e-lucean-le-stelle/</link>
		<comments>https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/2017/03/02/e-lucean-le-stelle/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2017 17:08:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[laura.manione@gmail.com]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Aby Warburg]]></category>
		<category><![CDATA[Alfred Stieglitz]]></category>
		<category><![CDATA[Barocco]]></category>
		<category><![CDATA[cielo]]></category>
		<category><![CDATA[Hiroshi Sugimoto]]></category>
		<category><![CDATA[horror vacui]]></category>
		<category><![CDATA[Illuminismo]]></category>
		<category><![CDATA[immaginazione]]></category>
		<category><![CDATA[Joan Fontcuberta]]></category>
		<category><![CDATA[Kant]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Ghirri]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Nativi americani]]></category>
		<category><![CDATA[Rinascimento]]></category>
		<category><![CDATA[Rituale sel serpente]]></category>
		<category><![CDATA[Romanticismo]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/?p=704</guid>
		<description><![CDATA[«Osservare il cielo è la grazia e la maledizione dell’umanità», queste le parole pronunciate dallo studioso e storico dell’arte Aby Warburg, durante la sua straordinaria conferenza sul Rituale del serpente, tenuta nel 1923 per un pubblico non specializzato, formato dai medici e dai pazienti della casa di cura “Kreuzlingen”. Scrutare il “soffitto” della nostra ideale &#8230; <a href="https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/2017/03/02/e-lucean-le-stelle/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">E lucean le stelle</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_706" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/mjhiondkpodnfllo.jpg"><img class="wp-image-706" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/mjhiondkpodnfllo.jpg" alt="© Stefano Ghesini Salvadori, &quot;Non tutta la meraviglia...&quot; [particolare dell'installazione a cielo], 2017" width="604" height="398" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Stefano Ghesini Salvadori, &#8220;Non tutta la meraviglia&#8230;&#8221; [particolare dell&#8217;installazione a cielo], 2017</figcaption></figure>
<p align="left">«Osservare il cielo è la grazia e la maledizione dell’umanità», queste le parole pronunciate dallo studioso e storico dell’arte Aby Warburg, durante la sua straordinaria conferenza sul <em>Rituale del serpente</em>, tenuta nel 1923 per un pubblico non specializzato, formato dai medici e dai pazienti della casa di cura “Kreuzlingen”.<br />
Scrutare il “soffitto” della nostra ideale «casa-universo», altra splendida definizione warburghiana, è pedagogico e salvifico: ci educa all’attesa e alla misurazione delle distanze. Ci predispone alla scoperta e ci rende permeabili al senso di meraviglia da essa generata.<br />
Il cielo, maiuscolo o minuscolo che lo si intenda, è lo schermo su cui proiettiamo il nostro mondo scientifico e fantastico. Dal cielo, minuscolo o maiuscolo che lo si intenda, riceviamo segnali che ci orientano nella ricerca sulla nostra origine, fisica e spirituale.<br />
Torno, per chiarire meglio, a una seconda frase contenuta nell&#8217;intervento di Warburg: «La siccità ci insegna a fare incantesimi e preghiere». La pioggia non cade da settimane, l’uomo è impotente di fronte a un fenomeno meteorologico vitale, ma che tarda ad arrivare. È durante un’attesa tanto sfinente che il cielo si popola di dei. Di dei che chiedono d’esser nominati, rappresentati, adattati alle forme di vita che abitano la Terra. L’<em>horror</em> <em>vacui</em> si placa con la proliferazione di immagini e parole. Come elettricità in un cumulonembo, la volta celeste si carica progressivamente di simbologia e sacralità e si scarica infine al suolo abbattendo distanze fisicamente e psicologicamente incommensurabili.<br />
La storia delle arti visive ci svela quanto vasto sia il repertorio iconografico affidato al cielo e da esso restituito. Sopra le teste dei Nativi Americani facevano tana aquile e serpenti, l’Empireo bizantino e medievale traboccava d’oro,  l’atmosfera rinascimentale riammetteva l’azzurro, le nuvole e i miti classici sfrattati dal cristianesimo. Livido, spiraliforme e gonfio di visioni estatiche era il cielo barocco rappresentato nelle chiese, mentre limpido e giocoso quello che sfondava le pareti dei palazzi, attraverso strabilianti <em>trompe l’oeil</em>. Gli illuministi volgevano lo sguardo verso l’alto con occhio “telescopico”, mentre i romantici declinavano i loro sentimenti “astrali” con la meteorologia.<br />
Neppure l’avvento  deflagrante della fotografia riuscì a scalfire il nostro rapporto arcaico con il cielo.<br />
L’asettica riproduzione fotografica ottocentesca dei corpi celesti non poteva esaurire una vicenda iconografica lunga quanto l’uomo.  Trasformare l’invisibile in qualcosa di visibile e permanente non bastava. Erano <em>altre</em> le distanze che  dovevano essere accorciate, anzi abbattute. Lo dimostrano alcuni esempi illustri. Tra il 1925 e il 1934  Alfred Stieglitz, con i suoi  <em>Equivalents</em>, consegnò al cielo il concetto stesso di fotografia, stabilendo, come scrive Molly Nesbit «un ponte tra la forma e l’emozione».</p>
<figure id="attachment_713" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/stieglitz.jpg"><img class="wp-image-713" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/stieglitz.jpg" alt="© Alfred Stieglitz, dalla serie &quot;Equivalents&quot;, 1925 - 1934" width="604" height="475" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Alfred Stieglitz, dalla serie &#8220;Equivalents&#8221;, 1925 &#8211; 1934</figcaption></figure>
<p align="left">Quarant’anni dopo fu Luigi Ghirri, con <em>∞ Infinito</em>, a proseguire e ampliare <em>ab libitum</em> l’intuizione filologica di Stieglitz, accordando le frequenze spaziali con la poetica di Pasolini e  Dylan.</p>
<p><figure id="attachment_710" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/ghirri.jpg"><img class="wp-image-710 size-large" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/ghirri-1024x496.jpg" alt=" " width="604" height="293" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Luigi Ghirri, &#8220;∞ Infinito&#8221;, [particolare], 1974</figcaption></figure>Nel 1993, il cielo forniva a  Joan Fontcuberta gli anticorpi per uno dei suoi vaccini visivi intitolato, appunto, <em>Costellazioni</em>: «l’estrema eleganza della creazione», per usare le parole dell’autore, coniugata con l’«egemonia della visione tecnoscientifica»,  permisero al fotografo catalano di trasformare l’«impronta equivoca» di insetti e altri piccoli detriti accumulati sul parabrezza della sua automobile in una visione cosmica mistificata ma condivisa e perciò credibile.</p>
<figure id="attachment_711" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/fontcuberta.jpg"><img class="wp-image-711" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/fontcuberta.jpg" alt="© Joan Fontcuberta, &quot;Costellazioni&quot;, 1993" width="604" height="604" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Joan Fontcuberta, &#8220;Costellazioni&#8221;, 1993</figcaption></figure>
<p align="left">Spostiamoci in Giappone, in un Oriente contemporaneo, ma ancora &#8211; e felicemente  &#8211;  in grado di guardare a una tradizione pittorica che assegnava al Cielo (天) la capacità di avvolgere e animare «il paesaggio per mezzo dei venti e delle nuvole», come scriveva Shitao tra il 1710 e il 1717 nei <em>Discorsi sulla pittura</em>. Arriviamo fino al 2008, quando, con <em>Lightning Fields</em>, titolo ripreso da una straordinaria installazione di Walter De Maria del 1977, Hiroshi Sugimoto, in un lavoro che potremmo definire “para-meteorologico”, fissava e ingabbiava tra i bordi di un’immagine gli effetti di una scarica elettrica sui materiali fotosensibili, rendendo un omaggio critico ai pionieri della scienza e della tecnica, fra cui si annoverano pure coloro che misero a punto i primi procedimenti fotografici.</p>
<figure id="attachment_712" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/sugimoto.jpg"><img class="wp-image-712" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/sugimoto.jpg" alt="© Hiroshi Sugimoto, &quot;Lightning Fields&quot;, 2008" width="604" height="756" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Hiroshi Sugimoto, dalla serie &#8220;Lightning Fields&#8221;, 2008</figcaption></figure>
<p align="left">Seguendo un moto orbitale, i fulmini artificiali  di Sugimoto ci riconducono nuovamente ad Aby Warburg. Nelle frasi conclusive della sua dissertazione, dedicata proprio al fulmine/serpente, l’intellettuale tedesco, prendendo a campione  lo studio e il controllo del cosmo e dei fenomeni atmosferici, ci chiede di non sacrificare,  in nome di un progresso tecnologico assorbito passivamente,  il patrimonio immaginifico che l’uomo ha costruito fin dalla preistoria. «Il destino del serpente è lo sterminio. Il fulmine imprigionato nel filo – l’elettricità catturata &#8211; ha prodotto una civiltà che fa piazza pulita del paganesimo. Le forze della natura non sono più concepite come entità biomorfe o antropomorfe, ma come onde infinite che obbediscono docili al comando dell’uomo. In questo modo la civiltà delle macchine distrugge ciò che la scienza naturale derivata dal mito aveva faticosamente conquistato: lo spazio per la preghiera, poi trasformatosi in spazio per il pensiero».<br />
Non smettiamo di interrogarci, dunque e &#8211; mentre tentiamo di rappresentarlo &#8211; domandiamoci quanto il cielo stellato sia <em>sopra</em> o <em>dentro</em> di noi. In nome di una riflessione seria, sono certa che anche Kant ci perdonerà.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/2017/03/02/e-lucean-le-stelle/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
