<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>lauramanione.it &#187; referto</title>
	<atom:link href="https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/erbariointimo,fotografia,fotografiaconcettuale,/referto/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2</link>
	<description>progetti di cultura fotografica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 04 Apr 2024 14:49:20 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.27</generator>
	<item>
		<title>Imago corporis</title>
		<link>https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/2016/11/29/imago-corporis/</link>
		<comments>https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/2016/11/29/imago-corporis/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2016 16:41:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[laura.manione@gmail.com]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Andres Serrano]]></category>
		<category><![CDATA[Banana Yoshimoto]]></category>
		<category><![CDATA[Cindy Sherman]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[diagnostica per immagini]]></category>
		<category><![CDATA[Dieter Appelt]]></category>
		<category><![CDATA[ecografia]]></category>
		<category><![CDATA[Efrem Raimondi]]></category>
		<category><![CDATA[Floris Neusüss]]></category>
		<category><![CDATA[Geneviève Cadieux]]></category>
		<category><![CDATA[Hans Bellmer]]></category>
		<category><![CDATA[Jaques André Boiffard]]></category>
		<category><![CDATA[Ludwig Zhender]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Minor White]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Gioli]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Witkin]]></category>
		<category><![CDATA[Raul Ubac]]></category>
		<category><![CDATA[referto]]></category>
		<category><![CDATA[ritratto]]></category>
		<category><![CDATA[Secondo Pia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/?p=606</guid>
		<description><![CDATA[Minor White (1908-1976), uno fra i fotografi più incisivi del Novecento, dichiarava di provare «spavento per l’immagine del suo paesaggio interiore». Un’affermazione forte, ove il termine spavento può tradurre tanto i concetti di paura, sbigottimento e turbamento, quanto quelli di eccesso o di enormità. Ma non è dell’eclettico White che voglio scrivere oggi. Voglio invece &#8230; <a href="https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/2016/11/29/imago-corporis/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Imago corporis</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_607" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2016/11/efrem-nuca.jpg"><img class="wp-image-607" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2016/11/efrem-nuca.jpg" alt="© Efrem Raimondi, &quot;Istantanea - nuca di Laura Manione&quot;, Cambiano, 2016" width="604" height="403" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Efrem Raimondi, &#8220;Istantanea &#8211; nuca di Laura Manione&#8221;, Cambiano, 2016</figcaption></figure>
<p>Minor White (1908-1976), uno fra i fotografi più incisivi del Novecento, dichiarava di provare «spavento per l’immagine del suo paesaggio interiore». Un’affermazione forte, ove il termine spavento può tradurre tanto i concetti di paura, sbigottimento e turbamento, quanto quelli di eccesso o di enormità.<br />
Ma non è dell’eclettico White che voglio scrivere oggi. Voglio invece scrivere di spavento e interiorità, ragionando sul corpo. Sul corpo che tutti ci portiamo appresso e che viene quotidianamente scandagliato da strumenti ottici che lo riproducono per segmenti.<br />
In effetti, è praticamente dalla messa a punto della fotografia che ogni individuo deve fare i conti con due tipologie di immagine legate alla propria fisicità: quella esteriore, che ne tratteggia i lineamenti, espressioni, perfezioni e imperfezioni e quella <em>interna</em>, non interiore &#8211; mi perdonerà White &#8211; che ne rivela lo stato di salute.<br />
Entrambe ci turbano (non ci si sente a proprio agio davanti a un obiettivo), ma una in particolare ci fa paura o quantomeno ci lascia stupefatti. Mi riferisco, ovviamente, all’immagine diagnostica. Se già nel 1896 Ludwig Zhender era in grado di produrre una visione ai raggi X del corpo umano, non possiamo dimenticare che oggi, grazie agli strumenti ecografici che seguono l’evoluzione di un feto, si<em> viene all’occhio</em> ancor prima di <em>venire al mondo</em>.<br />
Insomma, la medicina, da sempre in stretto connubio con la fotografia, è in grado di raccontare cosa ci accade dentro, restituendoci una serie di proiezioni inconfutabili e traducibili solo con l’ausilio di specialisti in grado di decifrarle.<br />
Quando, da &#8220;auto-analfabeti&#8221;, ci sottoponiamo alla diagnostica per immagini &#8211; <em>sottoporsi</em> è un verbo esplicitamente passivo &#8211; ci assoggettiamo, di fatto, a un’ansiogena seduta fotografica dal risultato incerto. Esattamente come accade per una ripresa di ritratto in studio, siamo invitati ad assumere una postura o a stare immobili, a trattenere il respiro, persino ad assumere un’espressione (chiudere o spalancare gli occhi, aprire la bocca o stringere i denti, ecc). In alcuni casi non vi è neppure una richiesta verbale da esaudire e lasciamo che le nostre membra anestetizzate siano liberamente manovrate da altri. Inoltre, per poter abbandonare la sgradevole sessione fotografica, dobbiamo attendere il responso del radiologo o dell’ecografista riguardo la leggibilità dell’immagine ottenuta, leggibilità a cui è indissolubilmente legata la stesura del referto.<br />
A noi non resta che attendere e sperare di portare a casa un’immagine rassicurante, un attestato che ci permetta di proseguire nella vita, ovvero che non stravolga e interrompa la nostra progettualità.<br />
Tali immagini, una volta assolto il loro compito, sovente sono conservate e archiviate assai meglio delle fotografie scattate con una normale fotocamera. Negli anni ci raccontano una storia invisibile a occhio nudo, ma pur sempre una storia, che è solo nostra, che non può mentire.<br />
Aggiungo, per esperienza personale, che chi esegue gli accertamenti è ben lieto di chiacchierare di fotografia, di sentirsi in qualche modo un “collega”. Pensiero legittimo: la capacità di interpretare l’immagine che duplica una realtà invisibile a occhio nudo è equiparabile alla capacità di decifrare una “normale” fotografia. E non è raro o fuori luogo che gli stessi specialisti rivelino di saper rintracciare un’estetica intrinseca all’immagine diagnostica.<br />
Vogliamo voltare le spalle a questa gamma di immagini? Non considerarle fotografie? Commetteremmo un errore di natura principalmente filologica. Lo commetteremmo soprattutto difendendo la fotografia come documento, visto che un referto medico è un documento a tutti gli effetti.  Lo commetteremmo giudicandole straordinarie, quando straordinarie possono essere le apparecchiature, ma ordinario continua a essere il soggetto, ovvero il corpo umano.<br />
Va ancora aggiunto che, mentre medici e paramedici hanno ampliato la loro osservazione accogliendo il concetto di <em>bello</em> nell’analisi di un esame clinico, fotografi, artisti o autori, chiamateli come più vi piace, hanno, al contrario, incluso nelle loro ricerche la componente squisitamente anatomico/organica della corporeità, conducendola, a partire dagli anni 30, verso il limite della ripugnanza. L’elenco sarebbe davvero troppo lungo e non esaustivo, ma, per citare qualche esempio, dal morigerato duplicato del lenzuolo sindonico scattato da Secondo Pia nel 1898, si passa a nomi quali Jaques André Boiffard, Raul Ubac, Hans Bellmer. Dalle testimonianze fotografiche delle <em>performance</em> di <em>body art</em>, si giunge ai contemporanei Paolo Gioli, Dieter Appelt, Floris  Neusüss, Peter Witkin, Andres Serrano, Geneviève Cadieux, Cindy Sherman.<br />
In conclusione, devo ammettere che una contaminazione così esplicita durevole mi supporta e mi consola, poiché abbatte per l’ennesima volta il concetto di genere. Esistono, infatti, innumerevoli applicazioni della fotografia in grado di dialogare su piani che non dovrebbero restare separati.<br />
E &#8211; nel caso specifico &#8211; se è vero, come recita il titolo di un libro di Banana Yoshimoto, che<em> Il corpo sa tutto</em>, allora è vero che esso sa anche impartirci una buona lezione di fotografia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ps. ringrazio Efrem Raimondi per aver scattato un&#8217;istantanea alla mia nuca e per avermi permesso di utilizzarla a corredo di questo articolo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/2016/11/29/imago-corporis/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
