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	<title>lauramanione.it &#187; indizio</title>
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		<title>L&#8217;odore del circo</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 16:24:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Nella mia cittadina arrivano piccoli circhi, baracconi tanto cari a Federico Fellini, cenciosi, decadenti, con molta polvere e poche stelle. Normalmente si installano in un piazzale di fronte a casa mia. Se ne sente subito l&#8217;odore, inconfondibile e greve. In quei giorni, m’invade un senso di pena profonda. Così, non riesco neppure ad affacciarmi &#8230; <a href="https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/2016/04/26/lodore-del-circo/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">L&#8217;odore del circo</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<figure id="attachment_262" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2016/04/foto-prada-2015.jpg"><img class="size-large wp-image-262" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2016/04/foto-prada-2015-1024x1024.jpg" alt="© Enrico Prada. senza titolo, 2015" width="604" height="604" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Enrico Prada, Senza titolo, 2015</figcaption></figure>
<p>Nella mia cittadina arrivano piccoli circhi, baracconi tanto cari a Federico Fellini, cenciosi, decadenti, con molta polvere e poche stelle.<br />
Normalmente si installano in un piazzale di fronte a casa mia. Se ne sente subito l&#8217;odore, inconfondibile e greve.<br />
In quei giorni, m’invade un senso di pena profonda. Così, non riesco neppure ad affacciarmi alla finestra per guardare gli stretti recinti degli animali tristi o gli indiani con le livree rosse e troppo larghe che accolgono gli spettatori, mal celando la loro magrezza dietro ai denti bianchi.<br />
Al piccolo circo, sottraggo pure l&#8217;udito e non solo la vista, perché davvero mi commuovono, d&#8217;una commozione lacerante, sia le musiche delle finte orchestrine, sia la voce da “Settimana Incom” con cui il presentatore commenta i numeri di trapezisti, clown e scimpanzé ballerini.<br />
Ma resta l&#8217;odore: anche quando i carrozzoni se ne vanno. E quell&#8217;odore porta lontano il mio naso &#8220;urbano&#8221;, evocando suggestioni tigrate e misteriose, che sostituiscono la tristezza con un esotismo da romanzo salgariano.<br />
Per me, certa fotografia (certa, non tutta, s’intende), funziona unicamente se reca con sé l&#8217;<em>odore</em> <em>del circo</em>, se me lo restituisce.<br />
Funziona se la si deve non tanto osservare o raccontare, ma annusare. Funziona se è indizio minimo di qualcosa che è accaduto, se nega lo sguardo all’azione eclatante per evocarla in maniera differente, avventurandosi su piste poco battute.<br />
È la fotografia del giorno dopo, dell’attimo perduto, di chi arriva in ritardo e perde la coincidenza, ma non per questo arresta il viaggio. È la fotografia di chi ha fiuto nel trattare lo struggimento, il dolore o – sul piano opposto – la leggerezza e la felicità con un istinto che è più dell’animale che dell’uomo/fotografo eccessivamente “alfabetizzato”.  Di chi sa leggere i segni e sa lasciar segni indefiniti di sé.<br />
Di chi, insomma, produce con la fotocamera scatti ferini e &#8211; deliberatamente – decide se far perdere o ritrovare le proprie tracce allo spettatore.</p>
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