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	<title>lauramanione.it &#187; Borges</title>
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	<description>progetti di cultura fotografica</description>
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		<title>Figure (e) retoriche</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 16:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[laura.manione@gmail.com]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi sarete accorti quanto mi piaccia partire da lontano per afferrare un concetto e proporre una riflessione. Ecco, oggi, il mio “viaggio” inizierà da uno dei luoghi che ho più amato: l’Islanda. Tempo fa, leggendo i saggi di Jeorge Louis Borges contenuti nella raccolta Storia dell’eternità (ed. Adelphi, 1997), appresi dell’esistenza delle kenningar islandesi, ovvero, per citare il poeta e &#8230; <a href="https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/2017/03/15/figure-e-retoriche/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Figure (e) retoriche</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_729" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/lettere.jpg"><img class="size-large wp-image-729" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/lettere-1024x1024.jpg" alt="Tessere dello &quot;Scarabeo&quot;" width="604" height="604" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Tessere dello &#8220;Scarabeo&#8221;</figcaption></figure>
<p>Vi sarete accorti quanto mi piaccia partire da lontano per afferrare un concetto e proporre una riflessione. Ecco, oggi, il mio “viaggio” inizierà da uno dei luoghi che ho più amato: l’Islanda.<br />
Tempo fa, leggendo i saggi di Jeorge Louis Borges contenuti nella raccolta<em> Storia dell’eternità</em> (ed. Adelphi, 1997), appresi dell’esistenza delle <em>kenningar</em> islandesi, ovvero, per citare il poeta e scrittore argentino, di quelle metafore o «formule enigmatiche» che rappresentano il «primo deliberato piacere verbale di una letteratura istintiva”. Fu Snorri Sturluson &#8211; identificato da Borges quale «noto storico, archeologo, edificatore di terme, geneaologista, presidente di un’assemblea, duplice traditore, decapitato e fantasma» &#8211;  a fornire un’iniziale compilazione delle bizzarre figure retoriche di cui traboccano i poemi epici scaturiti da crepacci e vulcani.<br />
Riporto alcuni esempi, estrapolandoli qua e là: il braccio è definito “gamba della spalla”, il cielo diventa la “tazza dei venti”, il cuore la “dura ghianda del pensiero”, il mare “tetto della balena” o “prato dei gabbiani”, il petto “dimora delle risate” e così via. Insomma, un acrobatico tripudio di fantasia che merita di esser conosciuto.<br />
Fatto sta che, in virtù di un abbinamento che riconosco essere azzardato, le <em>kenningar</em> mi rimandano ogni volta ai titoli posti a corredo di certe fotografie d’inizio Novecento.<br />
Uno fra tutti? <em>Candida brina mesta regina</em>, titolo che il fotografo torinese Guglielmo Oliaro diede a un suo paesaggio premiato nel 1907 dalla Società Fotografica Subalpina e titolo, fra l’altro, di uno dei capitoli del libro <em>«La Fotografia Artistica» 1904 – 1917 / Visione italiana e modernità</em> (ed. Bollati Boringhieri, 1990), scritto dal compianto Paolo Costantini.</p>
<figure id="attachment_728" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/Oliaro.jpg"><img class="size-large wp-image-728" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2017/03/Oliaro-753x1024.jpg" alt="Guglielmo Oliaro, &quot;Candida brina mesta regina&quot;, 1907" width="604" height="821" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Guglielmo Oliaro, &#8220;Candida brina mesta regina&#8221;, 1907</figcaption></figure>
<p><em>Candida brina mesta regina</em>, dunque. A qualcuno vien da sorridere nel leggerlo? Io non lo farei. Detto questo, non voglio sostenere che in un secolo poco sia cambiato, ma certo ancora molto «s&#8217;ha da fare» in materia di titolazione. Si sa che la lingua italiana, contrariamente all’idioma islandese mai variato nel corso dei secoli, è duttile e sensibile ai cambiamenti e alle colonizzazioni. Tuttavia, nel nostro Paese, gli infervorati rigurgiti di contemporaneità non si sono dimostrati impermeabili all’oleografia o al provincialismo.<br />
Intanto, anche se – e sottolineo <em>se</em> &#8211; un titolo evocativo funzionasse per un’intera serie, difficilmente la stessa cosa varrebbe per le singole fotografie. Non dovremmo mai dimenticarci, infatti, che ciò che è contenuto tra i bordi di un’inquadratura è, in buona sostanza, ciò che ci serve: non abbiamo alcun bisogno di invocare ectoplasmatiche presenze dall’aldilà del fuori campo, non tanto visivo quanto concettuale.<br />
Una rondine non fa primavera, un anziano non fa solitudine, per intenderci.<br />
Vogliamo commentare i titoli in inglese? Beh, certo i <em>photographer</em>, hanno “acca” da vendere, un magazzino pieno, mi vien da pensare. Invece, chi si occupa di <em>project</em> ha i serbatoi colmi di “i lunghe”.<br />
Capisco, o mi sforzo di capire, ma non sempre l’<em>ammmerica</em> (sì, con tre “emme” e lo zio miliardario pronto a &#8220;sganciare&#8221; l&#8217;eredità) è lì ad aspettarci e allora, forse, meglio non ammalarsi di entusiasmo. Meglio non esser né affrettati, né affettati. Meglio pensare. Pensare a chi è diretto un lavoro, a chi lo guarderà realmente, a chi dovrà interpretarlo proprio a cominciare dal titolo. Amiamo giocare con le lingue? Facciamolo con tutte. Usiamole, quando serve, ma non limitiamoci a una. Oggi inglesi, domani italiani, poi francesi, greci e giapponesi, cittadini del mondo intero.  Non vogliamo rinunciare a essere <em>international</em>? Bene, anzi giusto: abbiamo la possibilità di creare siti bilingue, accessibili tanto ai nostri connazionali quanto ai nostri estimatori stranieri.<br />
Già che ci siamo, ricordiamoci, inoltre, che <em>Senza titolo</em> non è una scorciatoia, ma un titolo a tutti gli effetti e che contiene, pertanto, un’indicazione ben precisa per il fruitore.<br />
Non dimentichiamo, neppure, che un titolo non è una didascalia, ma è una parte di essa, insieme con il nome e cognome dell’autore, il luogo e la data di produzione.<br />
Non vi ho convinti? Pazienza. Per tornare alle <em>kenningar</em> e concludere, io, con &#8220;la mela del petto&#8221; (1) e fuori dalle &#8220;rocce della parola&#8221; (2),  vi ho invitato a usare la &#8220;rupe delle spalle&#8221; (3) . Alla peggio, leggendo l’ennesimo artificio linguistico, esclamerò: che &#8220;foresta del mento&#8221; (4)!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Note<br />
1. cuore<br />
2 .denti<br />
3. testa<br />
4. barba</p>
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		<title>Ti scrivo una fotografia</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2016 16:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[laura.manione@gmail.com]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ti scrivo una fotografia: suggerimenti, modelli, metodi, forme e grammatiche di base. abc Parte prima/Foto singole, dittici, trittici. Un segno di interpunzione: un punto, una virgola, raramente un punto e virgola. Un geroglifico. «Un graffito inesplicabile perché del tutto inutile», come canta Ivano Fossati. Un glifo. Una runa. Un nodo parlante degli Incas. Un logogramma. &#8230; <a href="https://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/2016/05/16/ti-scrivo-una-fotografia/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Ti scrivo una fotografia</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_298" style="width: 604px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2016/05/41-archidiario.jpg"><img class="wp-image-298" src="http://www.lauramanione.it/wordpress_it_IT_4_2_2/wp-content/uploads/2016/05/41-archidiario.jpg" alt="© Sandro Bini &quot;#41&quot; dalla serie &quot;Archidiario&quot;, 2015" width="604" height="453" /></a><figcaption class="wp-caption-text">© Sandro Bini &#8220;#41&#8243; dalla serie &#8220;Archidiario&#8221;, 2015</figcaption></figure>
<p>Ti scrivo una fotografia: suggerimenti, modelli, metodi, forme e grammatiche di base.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">abc</span><br />
<strong><em>Parte prima/Foto singole, dittici, trittici.</em></strong><br />
Un segno di interpunzione: un punto, una virgola, raramente un punto e virgola.<br />
Un geroglifico.<br />
«Un graffito inesplicabile perché del tutto inutile», come canta Ivano Fossati.<br />
Un glifo.<br />
Una runa.<br />
Un nodo parlante degli Incas.<br />
Un logogramma.<br />
Un epigramma.<br />
Un codice.<br />
Un referto.<br />
Un documento.<br />
Il proprio nome e quello degli altri.<br />
Un <em>emoticon</em>.<br />
L’acronimo intraducibile di un <em>writer</em>.<br />
Una scritta in <em>braille</em>.<br />
Una metafora. Meglio ancora, una <em>kenningar</em> islandese citate da Borges nella <em>Storia dell’eternità </em>(esempi: “rocce della parola” = i denti; “tetto della balena = il mare; “pavimento delle tormente” = la terra; “ruscello dei lupi = il sangue).<br />
Una terzina (di Dante, fra le più conosciute: “<em>Tu proverai sì come sa di sale/ lo pane altrui, e com’è duro calle/ lo scender e ‘l salir per altre scale</em>”).<br />
Un sillogismo (suggerisco quelli di Lewis Carrol).<br />
Uno <em>haiku</em>. Anche un solo ideogramma.<br />
Un <em>pops</em> di Kerouac.<br />
Una poesia su tre righe di Ungaretti.</p>
<p><strong><em>Parte seconda/Una piccola sequenza (dalle 4 alle 12 immagini su per giù)</em></strong><br />
Un pensierino ripescato su un quaderno di prima elementare.<br />
Una filastrocca o una conta per giocare a nascondino (per chi ama il <em>non sense</em> o la fotografia <em>en abyme</em>).<br />
Una fiaba.<br />
Un <em>curriculum vitae</em> (CVE standard, massimo due pagine).<br />
Un appunto.<br />
Una nota a margine.<br />
Un apoftegma (più &#8220;visivo&#8221; di un aneddoto).<br />
Un racconto breve (due Raymond: Carver, fra tutti, ma pure Queneau in <em>Esercizi di stile</em>).<br />
Una lettera di Viktor Šklovskij in <em>Zoo o lettere non d’amore</em>.<br />
Una missiva qualsiasi.<br />
La lista della spesa.<br />
Il testo di una canzone.<br />
Una poesia (cfr. Wislawa ).<br />
Un riassunto.<br />
Una quarta di copertina.<br />
Un foglietto illustrativo.</p>
<p><strong><em>Parte terza/Una lunga serie, un progetto perennemente in fieri (dalle 20 immagini in avanti, senza un limite)</em></strong><br />
Un romanzo.<br />
Un diario.<br />
Una biografia/un’autobiografia.<br />
Un saggio.<br />
Un testo teatrale.<br />
Una sceneggiatura cinematografica.<br />
Un testo di anatomia, botanica, astronomia e via dicendo.<br />
L’anagrafe cittadino (anche canino).<br />
L’elenco toponomastico di una città.<br />
Il taccuino di un esploratore.<br />
Gli atti di un processo.<br />
Un libretto d’istruzioni in più lingue.<br />
Il catalogo dei prodotti un’azienda.<br />
Le sigle alfanumeriche di un inventario (cfr. di una biblioteca).<br />
Tutto ciò che prevede un <em>eccetera…</em> in calce</p>
<p>Perdonate l’elenco incompleto: il suffisso <em>grafia</em>, in una foto, continua ad avere un peso e un senso ben più estesi di questa mia modesta manciata di voci.</p>
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